Trascendendo da premesse troppo ampollose, senza tuttavia voler polemizzare, sentiamo parlare ogni giorno di fotocamere con risoluzioni vertiginose, cellulari che scattano foto professionali, tecnologia che corre. Non è necessariamente un male. L’evoluzione tecnologica alimenta e allo stesso tempo soddisfa e stimola un mercato estremamente dinamico, in un panorama dove si rischia, tuttavia, di perdere il vero senso della fotografia.
Nel giro di un paio di settimane abbiamo assistito alla scomparsa di due icone della fotografia: prima il genio di Peter Lindbergh, poi Robert Frank, l’innovatore di “The Americans”. Nel frattempo viene presentata la nuova generazione iPhone che, in linea con le tendenze, si propone (con i soliti slogan) di espandere i confini della mobile photography. Sembra proprio che da una parte, con le sue icone, stia tramontando quella fotografia vera e tradizionale, sana, di valore, che ci ha fatto conoscere il mondo e ci ha ispirato. Dall’altra, invece, continua ad innalzarsi sull’orizzonte l’astro della fotografia dei cellulari, dei megapixel, del vanto tecnico fine a se stesso e dello status symbol. Lo dimostra il modo in cui il pubblico sia così fermamente concentrato sul mezzo, senza più curarsi del gesto. La fotografia, per chi la ama, per chi la percepisce, è anche il gesto: un insieme di azioni che compiute consapevolmente conducono ad un risultato.
Smartphone, mirrorless, reflex: analisi critica della fotografia odierna pubblicato su Clickblog.it 12 settembre 2019 15:25.
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